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Gli italiani che hanno lasciato un segno nella storia della scienza sono molti, personaggi illustri che tutti abbiamo sentito nominare: Galileo Galilei, Alessandro Volta, Guglielmo Marconi, Enrico Fermi, e molti altri.

 

Oggi parleremo di uno che non è particolarmente conosciuto al grande pubblico, ma che non solo ha dato un contributo fondamentale alla scienza, ma con le proprie intuizioni si è dimostrato veramente all'avanguardia, anticipando concetti che diverranno inconfutabilmente validi e universalmente accettati molto tempo dopo di lui: Francesco Redi.

Nacque ad Arezzo il 18 febbraio del 1626 e si laureò in filosofia e medicina a Pisa nel 1647, entrando poi al servizio dei Medici nel 1666 divenendo medico di Ferdinando II e del suo successore Cosimo III. Uomo brillante, entrò a far parte di diverse società e accademie, tra le quali l'Accademia della Crusca (Redi era anche un letterato studioso delle lingue, nonché autore di apprezzati versi) e l'Accademia del Cimento, ovvero l'accademia dell' “esperimento”, la prima società scientifica ad utilizzare il metodo sperimentale (non a caso fu fondata da alcuni allievi di colui che il metodo sperimentale lo aveva creato, avvero Galileo Galilei). Redi era un vero appassionato di insetti e parassiti (è considerato il fondatore della parassitologia) e da convinto sperimentatore, dedicò tutto uno studio al veleno delle vipere, dissezionandone vari esemplari, dimostrando che il fluido velenoso era conservato nella testa del rettile per poi essere immesso nella vittima attraverso i denti.

Ma gli studi che valgono a Redi un posto nel novero dei più grandi scienziati di tutti i tempi, furono quelli sulla generazione spontanea (o meglio sulla sua confutazione), arrivando a conclusioni che anticiparono alcuni dei concetti cardine della biologia che si svilupperanno secoli dopo di lui. Vediamo come ci arrivò.

Redi aveva osservato le larve che si generavano sulla carne, notando che la loro formazione avveniva dopo che sulla carne stessa vi si erano andate a depositare le mosche; ipotizzò quindi che quegli insetti fossero all'origine della formazione delle larve. Ma l'intuizione non era sufficiente; la teoria della generazione spontanea, allora universalmente accettata, voleva che le larve si formassero spontaneamente senza alcun intervento esterno, dato che per questa teoria gli elementi naturali inanimati sono dotati di “influssi vitali”. Serviva quindi una dimostrazione.

Come spesso capita per gli esperimenti più intelligenti, la prova sperimentale fornita da Redi fu estremamente semplice. Prese tre pezzi di carne ponendone ciascuno in un vaso: ne lasciò aperto uno, un altro lo coprì con un panno, e sigillò ermeticamente il terzo. Dopo qualche giorno di attesa, il nostro scienziato sperimentatore verificò che solo il pezzo di carne contenuto nel primo vaso era ricoperto di larve, nel secondo il panno che lo ricopriva era coperto di mosche attratte dalla carne in esso contenuto, e al terzo non era successo assolutamente nulla. La conclusione di Redi fu che le carni o i vegetali marci non hanno alcun ruolo nella generazione delle larve e quindi degli insetti, se non quella di fungere da substrato nutritivo per le larve che, lungi dal generarsi spontaneamente, vengono depositate su quei substrati, sotto forma di vermi o uova, dagli insetti adulti. Ne pubblicherà un lavoro nel 1668.

Ma la teoria della generazione spontanea era talmente radicata, vero dogma del pensiero scientifico dell'epoca, che Redi dovette affrontare una feroce opposizione, tanto che persino lui ebbe dei dubbi e ammise che potessero esservi dei casi particolari di generazione spontanea.

Occorreranno altri due secoli affinché le intuizioni e le teorie di Redi divenissero universalmente accettate, due secoli di dibattiti tra sostenitori e detrattori della generazione spontanea: arriveranno i microscopi, grazie ai quali si potranno osservare gli esseri viventi non visibili ad occhio nudo, e i lavori di Louis Pasteur (seconda metà del diciannovesimo secolo), il quale dimostrerà che i materiali biologici sterili non generano assolutamente nulla, se non quando vengono contaminati.

Ma il primo ad intuire che la teoria della generazione spontanea fosse fallace, dimostrando le proprie affermazioni attraverso la via sperimentale, fu lui, Francesco Redi, un grande scienziato italiano che può a ragione essere considerato il primo biologo nella storia ad essersi avvalso del metodo scientifico.

Marco Ammendola

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